Dove si uccidevano i preti Quand'ero piccolo, spesso con il babbo s'andava a Bologna. Ricordo la Lancia Fulvia con, nel baule, le bombole del gas metano. Le chiacchere della mamma. L'odore delle Nazionali. La via Emilia incastrata tra il verde degli alberi. E la bandiera rossa. Si, la bandiera rossa. Una bandiera rossa, grande, esagerata, issata su una casona lungo la via Emilia, poco dopo Sant'Ilario
La bandiera rossa, quella, m'annunciava d'essere arrivato in territorio reggiano. Vedendola mi prendeva l'ansia.
Erano passati oltre tre lustri dai fatti ma... sapevo.
Sapevo, per i racconti dei grandi, che, finita la guerra, erano centinaia le persone uccise o fatte scomparire dai comunisti reggiani e modenesi: "triangolo della morte":
Molti, tra gli uccisi o scomparsi nel nulla, erano i preti ed io, che allora c'andavo in chiesa e a catechismo per prepararmi alla prima comunione, insomma, a me, bambino, quella bandiera...
Poi un giorno ci siamo fermati con il babbo a Reggio.
Sagra cittadina. Dal Palazzo comunale -quello dei comunisti del "triangolo della morte"- sventola il gonfalone della città e sul gonfalone, tutto rosso bordato d'oro, l'immagine della Madonna.
Pardon? Cosa? I comunisti e la Madonna? Che c'entrano i comunisti con la Madonna? Che c'entra la Madonna con i comunisti?
Da quel preciso momento non ho più creduto né alle paure per i cattivissimi comunisti né alle grazie che promettevano i buonissimi cattolici.
Forse, a pensarci, è in quel giorno lì che sono diventato curioso, cioè anticlericale e liberale. Comunque, raccontiamola la storia di quella Madonna.
E' nella basilica della Ghiara che viene costudita quell'immagine, l'immagine della Madonna del Canton dei Servi, l'immagine riprodotta sul gonfalone comunale degli ammazzapreti comunisti.... Anche la sagra cittadina si chiama la Giarèda, e quella Madonna è considerata dai reggiani la "regina della città" ( nel 1674 il Comune fece addirittura incoronare l'effigie con una preziosissima corona in oro e gemme ora custodita all'interno del museo annesso alla chiesa).
Il tutto ha inizio nel 1596 quando un garzone di beccaio di nome Marchino, sordomuto dalla nascita, riacquista improvvisamente la favella, "Mutus loquitur" secondo la didascalia del quadro conservato nella cappella.
L'evento ebbe grande risonanza e, come sempre accade dove c'è miracolo, si volle costruire una chiesa. In pochi mesi, raccontano le cronache, i fedeli fecero affluire molti denari.
Passato solo un anno dal "miracolo" e, presenti il duca Alfonso II d'Este e la moglie Margherita Gonzaga, si posò la prima pietra. Vent'anni dopo la chiesa era terminata. uno dei rari casi in Italia di chiesa di proprietà comunale: 1200 metri quadri di affreschi, duemila stucchi, oltre 2500 paramenti murari, venti tele, dieci sculture in marmo, insomma una vera e propria antologia della pittura emiliana del '600.
Anche per questo, vale la pena andarci nella città dei comunisti che uccidevano i preti.
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