sabato 15 dicembre 2007

IL TEATRO DI RANUCCIO
Ranuccio era complicato: fermamente convinto della efficacia del potere malefico delle "streghe" sugli uomini e su di lui in particolare, ed era un guaio.
Ranuccio, infatti, non era un coglione qualsiasi, era un coglione che di cognome faceva Farnese, Ranuccio Farnese, nato a Parma il 28 marzo1596 da Alessandro Farnese e da Maria di Braganza, nominato, alla morte del padre, duca di Parma e Piacenza nel 1592.

Dunque, uomo di potere.

Dieci anni prima di diventare duca, al tredicenne Ranuccio capitò di assistere a due avvenimenti che non avrebbe mai dimenticato: il ritorno a Parma della sorella Margherita, in precedenza andata a Mantova sposa di Vincenzo Gonzaga e da lui ripudiata a causa di "nobilissima obstructione pudenti uteri a carnea quadam membrana natura genita", insomma, una malformazione dell'utero che impediva congiunzione carnale e dunque d'avere figli;
l'esecuzione della sentenza di morte contro quattro condannati per una presunta "congiura" contro il nonno Ottavio Farnese.

Le due vicende lasciarono una grande impressione sul tredicenne Ranuccio.

La prima infatti dette origine ad uno stato di tensione tra la corte di Mantova e quella di Parma, tensione da sempre esistente, potentemente rinfocolata dallo scioglimento del matrimonio, alla quale si contrapponeva quelle dei parmensi che accusarono Vincenzo Gonzaga di essere impotente.

La "congiura" dal canto suo insegnò a Ranuccio che accusare i nobili di aver "congiurato" era una strada che, alla bisogna, si poteva percorrere senza troppe esitazioni con il risultato di eliminare possibili concorrenti e incamerarne il patrimonio.

Dunque, Ranuccio mescolò, per tutto il tempo del suo ducato, incantesimi ed esorcismi con ragioni di stato e complotti inventati.

Molte furono le "streghe" buttate a marcire nelle galere o bruciate sul rogo purificatore; tanti gli episodi di contrasto, anche militare ma soprattutto di sputtanamento reciproco, con i dirimpettai mantovani; per il restro, una decina i nobili che, in nome della "gran giustizia" ducale, salirono al patibolo ed ebbero i beni confiscati.

Di Ranuccio, messa da parte la caccia alle "streghe" e arricchito il patrimonio con le confische dei beni dei "congiurati", si ricorda soprattutto la costruzione del Teatro Farnese.

Questa è una storia che va raccontata.

Nel 1617 arrivò a Parma la voce che il granduca di Toscana Cosimo II aveva in progetto un viaggio a Milano per recarsi a pregare sulla tomba di CarloBorromeo.

Questione logistica, per raggiungere il capoluogo lombardo il granduca era intenzionato ad attraversare le terre farnesiane.

L'ego di Ranuccio, che cercava ovunque legittimazioni, era immenso. La voglia di superare in fasto e magnificenza i più ricchi signori toscani, anche più forte.

Subito Ranuccio cominciò a pensare al come accogliere l'illustre ospite... si, van bene le cerimonie, solite per eventi del genere, ma... occorre una idea... insomma una novità, novità assoluta, da far parlare il mondo.

La "novità" avrebbe dovuto essere quella di un torneo che avrebbe dovuto svolgersi all'interno di un teatro. Venne chiamato, da Ferrara, Giovan Battista Aleotti, detto "l'Argenta". L'Aleotti presentò un progetto che, partendo da quello palladiano del Teatro di Vicenza, vedeva un enorme teatro ligneo, un grande catino a forma di anfiteatro, sul quale dominano, come chiglia di una nave, 13 gradoni, contornato da un doppio ordine di fornici sovrapposte, con balaustre e statue che richiamano la facciata della Basilica di Vicenza.

Naturalmente Cosimo II, il cui prossimo arrivo era all'origine dell'opera, non si fece vivo.

Grazie a questa sòla, Parma ebbe il suo magnifico teatro, lì, subito entrando, dopo lo scalone della Pilotta.

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