martedì 11 dicembre 2007

Kipling a Bardi
Ricordo. S'andava, d'estate mentre giù nella bassa il sole picchiava duro, s'andava a Bardi, con l'auto grossa del babbo e la mamma che prendeva la pastiglia per le curve e noi fratelli dietro a ridere e scherzare, ci s'andava per prendere il fresco, per il Castello e per quel quel quadro nell'abside destra della chiesa parrocchiale.

Il ricordo, sarà per quel libro di Kipling tanto amato, è quello di un calice d'oro dal quale s'alzavano tre serpi:

Per via di quelle serpi, le notti si riempivano - cari ricordi in calzoni corti - d'avventure fantastiche in compania di Rikki-Tikki-Tavi ...

Poi, quelle serpi, le ho perse tra i mille ricordi non ricordati. Improvvisamente, me le son ritrovate davanti, lì nei saloni, scendendo le scale della Galleria Nazionale di Parma.

Pagato il conto dei ricordi, "Matrimonio mistico di Santa Caterina e i Santi Giovanni Evangelista e Battista", recita la targhetta.

Una delle prime opere note del giovane Parmigianino.

Ha diciott'anni il bel Francesco; in fuga da Parma, una Parma sconvolta dalla guerra tra i francesi e Carlo V, si rifugia oltre il Po, a Viadana e lì, ci racconta il solito Vasari, esegue il quadro per la chiesa di San Pietro. E che quadro. E' lo stesso Vasari a sottolinearne la maturità d'approccio. Una specie d'uccisione del padre, anzi dei padri artistici di quel ragazzino già così sicuro e orgoglioso da abbandonarne le ingessature stilistiche, che pur si ritrovano nelle aureole dorate, in cammino verso una nuova determinazione pittorica.

Calda e viva, l'intera composizione sembra ruotare attorno ad una colonna sulla quale siede la Vergine con l'irrequieto bambino in grembo. E poi il profilo di quel naso, il naso dell'Evangelista, che ricorda il naso di altri, e successivi, quadri del Parmigianino. Il naso di Santa Barbara. Il naso di Lucrezia. Il naso della Vergine col Bambino e quello di Santa Caterina.

Lasciando stare i nasi, rimane un mistero, irrisolto.

Rubato nel 1629 da Viadana, il "Matrimonio mistico" ricompare nel 1860 a Bardi. Misteri del Parmigianino.

Altri misteri raccontano, e gli indizi sono tanti, di un'attività alchemica dell'artista, del suo presunto furore nel distillar mercurio per ricavarne oro, di come tutto questo lo portò, ancor giovane, a trovare, per via di quei vapori mercuriali, non l'oro ma la morte.
Capita.

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