lunedì 10 dicembre 2007

Parmigiana di melanzane
Bella e affascinante la saga della "parmigiana di melanzane". Per un parmigiano (nel senso di parmense) è dura partecipare, senza smontarlo, al gioco del "dove proviene la parmigiana di melanzane".
Se penso all'italianizzazione delle "persiane" ecco che tutto, spazio geografico compreso, si mescola in un'opera poeticamente mistificatoria che si chiama tradizione locale che, a sua volta, possiede una sicura geografia, valida - nonostante lo sconquasso del paesaggio - tanto da fa parte del bagaglio culturale d'ognuno: Roma è la capitale, Venezia è fondata sull'acqua, Napoli sta sotto il Vesuvio, Milano c'ha la Madonnina, Siena il Palio...

Allo stesso modo si dovrebbe consolidare il paesaggio gastronomico: Bari è le sue orecchiette; Vercelli il risotto con le rane; Livorno il cacciucco; Firenze la ribollita; Milano il panettone; Roma l'abbacchio; Napoli la pizza; Benevento la Strega; Sulmona i confetti; Palermo la pasta con le sarde; Modena lo zampone; Parma (Zibello) il culatello; Cosenza gli strascinati; Cagliari la carta da musica; Vicenza il baccalà alla vicentina... e così via.

Tutta sta roba la tiene insieme una specie di geografia della memoria che, accidempoli, non vale per la "Parmigiana di melanzane".

Non solo non ha nulla a che fare con Parma anzi, si stiracchia, diveramente saporita, tra Napoli, la Puglia e la Sicilia da dove - "a prescindere" direbbe Totò - prende il nome: quello di una particolare finestra a quattro ante che si sovrappongono una all'altra chiamata , in siciliano, "parmiciàna".

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