martedì 4 dicembre 2007

Parmigianino: racconti, appunti e altro (1)
La in alto, l'arcone del presbiterio è un preziosissimo scrigno. E non solo per lo scintillio dei 6.300 fogli d'oro usati per cornici e rosoni. Basterebbe l'azzurro del lapislazzolo o il rosso scarlatto e il rosa, il verdino, il celestino, il violaceo dei motivi ornamentali, commestibili allegorie di terra, acqua e fuoco.
E lì al centro per quelle sei raffinate fanciulle, tre per parte, dai biondi capelli raccolti ad evidenziarne colli sottili. Fanciulle, dal portamento e dalla gestualità elegante come i lunghi abiti che sembrano usciti freschi freschi da una sfilata di Vivienne Westwood (http://www.viviennewestwood.com/).

Fanciulle che portano sul capo preziosi vasi d'argento pieni di gigli bianchi, simbolo della loro condizione verginale e scambiano tra loro due lampade: accese e brillanti quelle delle Vergini Sagge, spente quelle delle Vergini Stolte.

Dieci anni, e un poco di galera, ci son voluti per finire il racconto evangelico (Matteo, XXV, 1-13) illustrato dal Parmigianino la in alto sull'arcone del presbiterio della chiesa di Santa Maria della Steccata a Parma.

Si, ci tenevano i frati della Compania della Steccata a veder finito il lavoro.

Ci tenevano per via di quelle fanciulle vergini che, per tradizione, si recavano in processione dalla Steccata al Duomo e dalle mani del Vescovo ricevevano una borsa, ricamata dalla Compania, contenente simbolicamente la dote, dote che sarebbe stata loro consegnata al momento del matrimonio o della monacazione.

Oggi, dimenticata la tradizione ma non il Parmigianino, la in alto, nell'arcone, puoi ammirare quel preziosissimo scrigno, a testa in su con gli occhi pieni d'oro.

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