mercoledì 19 dicembre 2007

Piratello
La storia è intrigante - c'è di mezzo Caterina Sforza - un racconto tramandatoci dalla voce del popolino.... insomma, relata refero: in un gelido giorno di marzo della fine del 400, un uomo pio, pieno di fede, se ne andava pellegrino da Cremona a Loreto, per rendere omaggio alla Madonna. A quei tempi girovagare a piedi con la scusa della Madonna, e prenotarsi il paradiso, era uno dei tanti modi per evadere da un quotidiano fatto di abitudinarie fatiche e piatti vuoti.

Il nostro uomo, di nome faceva Stefano e doveva essere di cervello fino, a tre chilometri da Imola, accusò segni di stanchezza.

Non avendo affari da sbrigare, se non con l'eternità e con la Madonna, gli parve opportuno fermarsi all'inizio di una straduccia, sfociante sulla via Emilia, che s'infilava nel verde verso la collina.

Combinazione delle combinazioni, il nostro uomo notò un pilastro fiancheggiato da un pero, un piccolo pero, che nel dialetto del luogo si pronuncia "piradel" (da cui deriva, ecco risolto il mistero, Piratello).

Nel pilastro, come in tutti i pilastri che si rispettino, c'era una nicchia che custodiva l'immagine della Madonna con il bambino in braccio.

Mangelli. il devotissimo Mangelli, si inginocchiò e cominciò a pregare quando si sentì chiamare per nome: <>

In giro non c'era un anima viva, sai lo spavento <> gridò il poveretto.

Guardandosi meglio intorno, vide - intuizione delle intuizioni- proprio l'immagine della Madonna che, chissà poi perché, sorridendo, gli diceva di andare a Imola e di avvisare le autorità e il popolo che desiderava essere venerata in quel luogo, meglio se protetta da un riparo.

A prova, nel caso qualcuno non gli avesse creduto, la Madonna gli diede un mazzo di rose - e non era stagione - profumate e fresche.

Stefano si levò in piedi e, come quell'altro delle Termopili, corse, zampettando zampettando, verso Imola.

Lì, arrivato con il fiatone e un poco stranito, rovesciò sul tavolo del governatore le rose avute dalla Madonna e raccontò l'accaduto.

Carpe diem, andò pure dal vescovo e ripeté il racconto. A Imola, che non c'avevano ancora l'Autodromo e il manicomio non l'avevano ancora costruito, a quei tempi non succedeva nulla.

La straordinaria notizia fece il giro della città. Si formò il solito girotondo di gente credulona e un poco esaltata, che, insieme ai religiosi, ai magistrati e allo sbalordito pellegrino cremonese, raggiunse il Piratello.

Eravamo nel marzo 1483. Pochi anni dopo, nel 1489 Caterina Sforza, passando per Imola, raggiunse il Piratello per ringraziare la Madonna di uno scampato pericolo (le avevano ammazzato il marito!). Insieme agli anziani di Imola e, si racconta, a qualche intraprendente mastro muratore, indirizzò una supplica a Innocenzo VIII affinché concedesse la facoltà di edificare una chiesa e un convento dove i frati potessero custodire la sacra immagine e celebrarne i riti.

La bolla fu emessa poco dopo. Oggi, la Basilica del Piratello è monumento artistico di notevole valore, senza dubbio da visitare.

Vi si trovano tele della scuola del Guercino e fa pure bella mostra di se l'immagine della Madonna, detta del Piratello...

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